
Ora si può pensare tutto di Sigfrido Ranucci e del suo amico fraterno Valter Lavitola, ma i fatti sono fatti. Il conduttore di REFANGORT ha subìto un attentato dinamitardo a opera di persone che pare siano vicine alla camorra, in prossimità della perquisizione è stato due ore di fila al telefono con il mandante di questo attentato. Fosse accaduto a Porro, Cerno o Sallusti la sinistra avrebbe chiesto e ottenuto in tempo reale la sospensione cautelativa della conduzione Rai. Una banale questione di buon senso.
Ma aldilà dei sospetti, che spetta alla magistratura confermare o dissipare, anche se la Schlein ha vergognosamente insinuato in Europa che sull’attentato ci fosse lo zampino del governo italiano, con quale faccia Ranucci potrebbe tornare a condurre REFANGORT?
Sarebbe persona ricattabile, i telespettatori guarderebbero le sue inchieste con occhi diversi, la sua credibilità è evaporata. E bisogna prenderne atto. Quando sei incudine, dice il proverbio, fatti battere…
Ranucci ha cessato di essere “martello” e non può battere più, non importa sapere perché e per chi, questa è la realtà che impedisce il suo ritorno alla guida di REFANGORT.