Ospedale Sant’Andrea, da opera incompiuta a esempio di qualità e umanità

Ospedale Sant’Andrea, 25 anni fa cambiammo la storia di un’incompiuta. Oggi esempio di qualità e di umanità
foto del 16 settembre 2025
Venticinque anni fa cambiammo la storia di un’incompiuta trasformando uno scheletro in cemento armato, abbandonato sulle pendici della campagna romana verso la Cassia in uno dei gioielli della sanità pubblica nazionale. Doveva essere un ospedale, divenne un set per riprese cinematografiche, viene da sorridere a ricordarlo, ma era invece la drammatica storia degli anni degli sprechi di denaro pubblico e delle tangenti.
L’attivazione dell’ospedale Sant’Andrea avvenne il 1° aprile del 2001. E, nonostante la giornata dedicata agli scherzi che ci permise di giocare anche con una cartellonistica dedicata, non fu affatto uno scherzo. In pochi anni, con una solerzia e una velocità che eravamo abituati a vedere solo in alcune nazioni virtuose del mondo, si realizzò il pronto soccorso, furono attivati reparti in tutti i piani di quell’enorme fabbricato, furono reclutati i migliori medici, formati i migliori infermieri, selezionati i migliori tecnici e amministrativi, acquistate le apparecchiature più moderne, informatizzata la struttura, studiato un modello di gestione veloce ed efficiente. Il Sant’Andrea fu presto classificato come il migliore ospedale d’Italia.
Ma le graduatorie servono per le statistiche…
Il valore aggiunto del Sant’Andrea è stato e resta l’umanità che ogni professionista associa alla sua competenza: laboriosità, altruismo, gentilezza, comunità. Una spinta motivazionale che ha fatto spiccare il volo all’allora Direttore generale Francesco Rocca, scelto per quella difficile missione nonostante non avesse un passato da Direttore generale in sanità, e proprio questa è stata la formula vincente. Far prevalere la passione, la volontà di far bene e ritagliarsi qualche riga sulla storia della sanità italiana, abbinata certo a un’adeguata formazione giuridica e a una forte sensibilità sociale. Da lì Rocca sarebbe diventato presidente della Croce rossa internazionale, un’autorità mondiale. E ora è presidente della Regione Lazio, successore a vent’anni di distanza di Francesco Storace, che all’idea di aprire il Sant’Andrea aveva dato testa e gambe.
Grazie dunque a tutti coloro che hanno creduto a un miraggio, dedicandogli tempo ed energia, fino a riuscire a concretizzarlo.
Un nosocomio che ha visto la realizzazione di un’intera palazzina a uso della seconda facoltà di medicina de La Sapienza per dare sviluppo adeguato alla formazione e alla ricerca e che è ora protagonista di un ulteriore ampliamento con un nuovo fabbricato in fase di consegna a scandire la volontà di primeggiare per qualità e quantità di prestazioni.
Tutto è perfettibile, anche il Sant’Andrea, ma certo è che questa azienda ospedaliera ha una sua identità e questo carattere rappresenta il miglior anticorpo per resistere ad alcune gestioni poco efficienti che ci sono state.
Il Sant’Andrea è habitat inospitale per le vecchie volpi che antepongono gli interessi particolari a quelli della comunità, luogo della cura e della umanità. Chi ha bisogno di assistenza e chi la offre si sentono a casa propria.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui