Ance ‘Città nel futuro – Roma al centro del dibattito sul futuro urbano’

Città, costruttori e famiglia

Oggi convegno dell’Associazione nazionale costruttori edili sul futuro dell’urbanistica a Roma e in Italia. I grandi fondi immobiliari che rappresentano l’altra faccia dell’economia reale, non possono garantire questa condizione. Le banche devono tornare a finanziare progetti per impedire che i fondi stranieri la facciano da padrone e scalzino le imprese italiane. Basta con lo zoning.
La famiglia aspira ad avere un’abitazione a propria immagine e dimensione, in un quartiere, in un rione che sia dotato di un suo ‘centro storico’. I grandi fondi immobiliari che rappresentano l’altra faccia dell’economia reale, non possono garantire questa condizione, tradita anche negli anni 70, ma almeno in quel periodo c’era l’alibi del boom demografico e la fuga dalle campagne.
Allora le imprese dell’economia reale sono state travolte dall’emergenza, ma almeno negoziavano con le amministrazioni delle grandi città. Oggi i fondi d’investimento sono eterei, a fatica si riesce a capire chi è l’Ad, sono fondi speculativi che ignorano la centralità della persona e l’aspirazione a una migliore qualità della vita della famiglia. Con l’aggravante di trattare aziende gloriose come meri subappaltatrici.
Di urbanistica si favoleggia da tanto, eppure tra amministrazioni, progettisti e aziende il grande assente resta lui, l’urbanista. Il professionista che dovrebbe intercettare e rappresentare il bisogno di qualità richiesta dai cittadini.
Così abbiamo i centri storici desertificati dai residenti e dai servizi primari, le città consolidate che gli stanno intorno monopolizzare da chi può permettersi ancora di abitare in città mentre le fasce sociali più fragili sono catapultate nelle periferie e nell’hinterland, insieme a giovani coppie, giovani lavoratori e immigrati. È una gerarchia sbagliata e ingiusta che uccide quell’interclassismo che genera le relazioni sociali, origina la comunità e dà un’anima a un quartiere.
Un tempo queste classi convivevano in uno stesso palazzo, negozi di prossimità al piano terra, studi professionali al primo piano, residenze a seguire. Oggi siamo prigionieri dello zoning, che va smantellato perché non garantisce lo scambio e la vitalità h 24 di un pezzo di città. Il piano casa è una grande opportunità per fare presto, immettere sul mercato diecimila alloggi l’anno per dieci anni, ma nel fare presto occorre fare bene.
Il sostegno pubblico si deve sovrapporre al capitale privato, le banche devono tornare a finanziare progetti per impedire che i fondi stranieri la facciano da padrone e scalzino le imprese italiane, la trasformazione delle nostre città deve recuperare l’identità. La filiera edilizia è stata spesso il salvagente nei periodi depressivi di economia e finanza, ma sono necessarie nuove idee che possono transitare proprio per il piano casa in cui il Governo sta investendo. Con la persona e la famiglia sempre al centro.

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