Nuoto, arrivano i contributi per le piscine

Il bando per aiutare le piscine a non chiudere i battenti sotto la spada di Damocle delle inarrivabili bollette energetiche è stato varato dal Ministero dello Sport la settimana scorsa. Un tentativo di arginarne la chiusura impoverendo i ragazzi e rischiando di lasciarli in mezzo alla strada.
Purtroppo per errore della struttura tecnica sono stati riproposti requisiti contenuti nel DPCM varato in epoca Covid, solo parzialmente condivisibili, perché non prendono in considerazione solo e soltanto l’impegno imprenditoriale di chi rischia il proprio patrimonio per tenere aperti gli impianti natatori, a prescindere dalle pur lodevoli attività agonistiche che vi si svolgono e dai risultati che producono. Sono affezionate agli sport d’acqua perché li ho praticati ai massimi livelli agonistici internazionali, ma questa norma da me introdotta con un emendamento al Decreto Bollette del 2025 era di ispirazione sociale, volta a bloccare la graduale chiusura di piscine per gli insostenibili costi energetici e a sostenere le società sopravvissute. Quando ho chiesto al Ministro Abodi di emettere un nuovo DPCM in sintonia con questa vocazione mi ha fatto notare che era troppo tardi per farne un altro, si sarebbe rischiato di perdere i fondi. Il meglio è nemico del bene, quindi è stato dato il via a un bando legato a quel DPCM solo parzialmente idoneo.
Si tratta di 17 milioni in palio, di cui dieci previsti dal mio emendamento poi riformulato dai relatori del provvedimento. Il primo firmatario proprio a confermare la paternità dello stanziamento è stato l’on. Gianluca Caramanna di FDI. I rimanenti sette milioni sono stati aggiunti dal Ministero dello Sport. La Federazione italiana nuoto ha tempestivamente divulgato la notizia del bando e il ministero provvederà a stilare la classifica degli idonei.
Per il 2026 lavoreremo specialmente sugli incentivi alla realizzazione di impianti a energia rinnovabile che possano contribuire all’abbattimento degli attuali costi energetici, insostenibili per grandi aziende energivore e, a maggior ragione, per piccole società che nel loro lavoro svolgono anche un’azione a contenuto sociale.

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