Nel corso dell’iter parlamentare presenteremo un emendamento per introdurre il divieto di accesso ai social per i minori, recuperando i contenuti della legge presentata al Senato e promossa dal binomio Mennuni/Madia (prima firmataria FDI)

“La tempestività e il coraggio dimostrati dal governo Meloni all’indomani dei cortei e delle devastazioni di Milano, con l’introduzione di nuovi reati come atti vandalici con volti travisati, organizzazione di rivolte tramite messaggistica, responsabilità delle famiglie nei confronti dei minori e risarcimento dei danni causati alla comunità e ai privati, dovrebbero essere sostenuti anche dall’opposizione. Di fronte a situazioni eccezionali partiti dotati di senso dello Stato dovrebbero fare quadrato e non scegliere la strada della propaganda. Oltretutto siamo di fronte a un sodalizio evidente tra estremismo rosso e maranza, minori immigrati di seconda e terza generazione che si scatenano per il fallimento delle stravaganti teorie di inclusione predicate dall’approccio catto-islamista-comunista.
Nel corso dell’iter parlamentare presenteremo un emendamento per introdurre il divieto di accesso ai social per i minori, recuperando i contenuti della legge presentata al Senato e promossa dal binomio Mennuni/Madia (prima firmataria FDI). Proposta che è stata già vidimata dalla Commissione europea e quindi immediatamente operativa, senza bisogno di rifare l’intero iter procedurale.
Ringrazio il presidente Meloni per aver sottolineato la necessità di legiferare in tal senso e la sensibilità a lasciare che se ne occupino le Camere. Le polemiche avanzate dall’opposizione sui ritardi sono chiaramente strumentali, visto che è stata l’Ue a rallentare l’iter approvativo e poi a farsi promotrice di un Regolamento ad hoc che -more solito- è dormiente. I tempi di Bruxelles non coincidono con quelli delle periferie delle grandi città europee, messe a ferro e fuoco anche grazie a convocazioni di massa avvenute proprio attraverso piattaforme social.
Già il decreto legge deliberato dal Consiglio dei ministri entra nel cuore del problema, come ha opportunamente osservato il pres. Mattarella. Con il possibile divieto ai minori di utilizzare i social, il DL si arricchirà di uno strumento decisivo condiviso da tutti i gruppi parlamentari per aiutare famiglie spesso inermi per incapacità di fronte al mondo digitale più che per imperizia.
Al riguardo è già importante la norma che persegue chi mediante strumenti informatici o telematici, organizza gruppi violenti o istiga a condotte vandaliche
prevedendo la reclusione da quattro a dodici anni.
Basti considerare le testimonianze di minori coinvolti nei saccheggi: una ‘chiamata alle armi’ tramite Telegram con una chat di oltre mille ragazzini nella quale è stato diffuso un messaggio con cui li si mobilitava verso il centro per assaltare, distruggere e rubare. E pare non sia stata l’unica chat. Poi si è autodostrutta la sera. Questo dimostra quanto oltre ai social, detonatore di condotte distruttive, la messaggistica istantanea sia lo strumento per chiamare a raccolta attivisti e delinquenti di tutti i tipi. Nel caso di Milano, sono stati coinvolti per lo più minorenni, alcuni dei quali pre adolescenti, molti figli di immigrati.
A questo punto ritengo che tali episodi di guerriglia e saccheggio tolgano ogni dubbio sull’urgenza di impedire che i ragazzi vengano manipolati, per fini consumistici, per bullismo o per organizzare raduni e razzie succubi della messaggistica istantanea, dello scrolling o schiavi degli algoritmi.
Siamo arrivati sulla luna, abbiamo creato internet e l’intelligenza artificiale, siamo riusciti a inventare sistemi di vigilanza e prevenzione di portata globale, dobbiamo fare fronte all’utilizzo deviante dei social per i minori, aiutando le famiglie.”