di Fabio Rampelli
Il Razionalismo è più che una semplice scelta estetica, rappresentando nel suo complesso una visione integrata del territorio. Se in passato l’urbanistica operava quasi come una scienza esatta, con una regia prevalentemente pubblica orientata al calcolo dei fabbisogni della comunità, oggi prevale una dinamica tra amministrazioni locali e soggetti privati detentori dei suoli. Dobbiamo pensare all’organismo urbano razionalista come se fosse un corpo umano, con ciascuna delle sue parti funzionali l’una con le altre, strutturato in altre parole attorno ai bisogni dell’individuo, delle famiglie e della comunità intera. La pianificazione razionalista predilige perciò modelli a bassa densità abitativa, come le Città Giardino e le Citta di Fondazione, combattendo il gigantismo alienante dei grandi complessi residenziali come Corviale, Tor Bella Monaca o Scampia.

Di questo movimento culturale e architettonico abbiamo parlato alla Camera dei deputati nell’aula dei gruppi parlamentari nel convegno ‘Forma e funzione: razionalismo, patrimonio comune’ al quale sono intervenuti tra gli altri, il sottosegretario al ministero della Cultura, Giampiero Cannella, l’ex sindaco di Roma Francesco Rutelli, l’ambasciatore Umberto Vattani e alunni dei licei romani
La piazza non è soltanto uno spartitraffico: è la misura dell’uomo. Occorre pertanto recuperare la piazza come snodo relazionale e sociale, dimensionata sulle misure antropometriche dell’uomo. L’uomo ha bisogno di arte, servizi, bellezza: già l’ortogonalità della maglia romana era uno strumento di orientamento spaziale e di leggibilità della città, contrariamente a talune architetture contemporanee. Nell’antica Roma, così come nell’architettura razionalista, pre-esisteva il concetto moderno di prossimità dei servizi essenziali, oggi chiamate ‘Città dei 15 minuti’. In queste si trova la necessità di integrare fontane, mosaici e statue nel tessuto urbano periferico per elevarne la qualità della vita, secondo il progetto ‘100 piazze’.
I quartieri monofunzionali, ad esempio quelli a solo uso uffici o terziario, sono soggetti a spopolamento notturno e a degrado. Secondo il modello tradizionale razionalista abbiamo un mix funzionale e un isolato interclassista: locali commerciali al piano terra, studi al primo piano e residenze ai piani superiori, per un quartiere sempre vivo e sicuro.
Il Razionalismo è perciò come un patrimonio culturale trasversale, capace di coniugare dimensione sociale e valore estetico e monumentale. Si fonda sulla reinterpretazione critica delle radici tradizionali e del genius loci, rifiutando la semplice copia del passato. Alle moderne periferie, del tutto indistinguibili in tutto il mondo e prive di memoria storica, si dovrebbe invece sostituire un ambiente urbano bello, curato e dotato di identità storica disincentiva il degrado e il vandalismo, rafforzando il senso di appartenenza e la coesione della comunità.
(Credits: foto evento Umberto Battaglia)